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Lignaggio paterno e materno



Dott.ssa Chiara Gagliano

Psicologa Clinica

Psicoterapeuta ad indirizzo Psicoanalitico (in formazione)

Esperta in Decodifica Biologica Riparatrice (DBR)®

ed Ipnosi Regressiva Riparatrice (IRR)®











In questa nostra società non ci possiamo concedere il lusso di ignorare la nostra essenza intangibile: il nostro lignaggio.




In ciascuno di noi palpita e respira il clan familiare; il vissuto e le esperienze degli antenati che, come forze occulte, orientano e controllano i nostri passi.



Siamo parte integrante di questa coscienza collettiva e di una lunga catena che ci precede e che ci trascenderà, arricchita dai nostri apporti personali. Costituiamo la parte visibile di un'estesa amalgama di generazioni e dell'unione susseguente di famiglie. Anche quando i lignaggi dai quali emergiamo derivano da ambienti culturali, religiosi, morali simili, la fusione dei due rami familiari ingenera sempre qualcosa di nuovo. Non importa se, come solitamente accade una delle due stirpi si impone all'altra come cultura familiare dominante.


Il risultato di questa unione resta sempre fecondo.



Possiamo e dobbiamo praticare un'osservazione a livelli più alti di questa amalgama di lignaggi per arrivare a vederci come depositari non solo delle due traiettorie familiari ma anche di due sensibilità complementari.


Il maschile e il femminile confluiscono al nostro interno come affluenti che riceviamo dal padre e dalla madre. Però, soprattutto, come apporti fertili che costruiscono quest'essenza intangibile maschile e femminile che tutti abbiamo, indipendentemente da quale sia la nostra condizione od opzione sessuale, e che dobbiamo, allo stesso modo, alla lunga successione di uomini e donne di uno o dell'altro lignaggio.


La linea materna rappresenta l'aspetto matriarcale, la nostra parte e il nostro sentire femminile.



Si modella attraverso le esperienze vissute da nostra madre e dalle donne che l'hanno preceduta nel suo albero genealogico e attraverso consonanze e particolarità delle donne del lignaggio paterno. Se non conosciamo la storia del nostro lignaggio materno ci risulterà difficile comprendere nostra madre; tuttavia se ignoriamo la storia ed i vissuti di tutte le donne del clan, principalmente la memoria collettiva delle nonne e delle bisnonne di entrambe le stirpi, sarà molto difficile capire e accettare aspetti cruciali della nostra vita affettiva.


Dalle vicissitudini del lignaggio materno e dalla sensibilità femminile che riceviamo dipenderanno sia il nostro senso di appartenenza al clan, sia il tipo di vincolo affettivo che manterremo nel clan e fuori da esso.



Quando l'impronta ricevuta dal lignaggio materno o il vincolo con la madre è debole o inesistente, è abituale che questa carenza implichi problemi emotivi tanto nelle donne quanto negli uomini, come ad esempio la difficoltà nell'esprimere i propri sentimenti o nel mostrare affetto. Rispetto alle donne del clan, quando il lignaggio materno risulta fragile o assente può determinare dei blocchi nelle discendenti, per la mancanza di un modello di riferimento, sino alla negazione inconscia del proprio femminile.


Questo rifiuto, trasmesso principalmente dalla madre e dalla nonna materna, rischia di indurre la figlia (o la nipote, a seconda del caso), ad un'eccessiva dipendenza o sottomissione all'uomo. Occorre prestare grande attenzione alle situazioni ed eredità transgenerazionali appena descritte perché solitamente sono causa di gravi problemi di coppia, di svalutazioni che portano la donna a sopportare maltrattamenti e umiliazioni, oltre a difficoltà nel rimanere in stato di gravidanza (rifiuto inconscio del proprio femminile), menarca tardivo, dismenorrea, amenorrea, anoressia, bulimia, ecc.



Dalla memoria che ci viene trasmessa dal lignaggio materno dipenderà il nostro mondo interiore, il modo in cui ci ascoltiamo.


Ogni nostra esperienza che abbia come obiettivo il cercarci o il conoscerci, avrà bisogno di far leva in modo significativo sulla sensibilità del nostro lato femminile. Allo stesso modo, non potremo nemmeno capire nostro padre e il lignaggio paterno che rappresenta e trasmette se non conosciamo di quale natura furono le relazioni che ebbe con il proprio padre, con i suoi nonni o con suo suocero.


L'assenza del padre, sia fisica o affettiva, provocherà un deficit emotivo e referenziale nei propri figli, con serie conseguenze tanto durante il processo di maturazione quanto dopo, durante la vita adulta. Quando il figlio, o la figlia, raggiunge l'età di sette o otto anni, inizia a distanziarsi emozionalmente dalla madre per avvicinarsi gressivamente al padre fino a raggiungere per la prima volta una connessione emozionale equilibrata con entrambi genitori.


In questa fase di transizione il padre deve assumere la propria funzione e servire da riferimento affinché la separazione dei figli rispetto alla madre non dia origine a squilibri emozionali. Se il padre è assente e non funge da contrappeso alla madre, questa assumerà un ruolo doppio, generando nei figli, con la sua onnipresenza, la comparsa di possibili quadri psicotici e proiezioni nocive inconsce che, come vedremo, possono portare ad alterare successivamente la sua vita di coppia e il suo ruolo di padre o madre.



Dal lignaggio paterno riceviamo le tracce di base della nostra individualità; gli aspetti di noi che definiscono il nostro modo di relazionarci con l'esterno, con ciò che esiste al di fuori dell'ambiente familiare.



Questo influenza oltremodo aspetti come il carattere, l'immagine e il senso dell'onore.



Il padre, e la funzione paterna che incarna, ci trasmette e ci concede questo sigillo di identificazione sociale che è il cognome, marchio che ci distingue;



il quale rappresenta non solo la nostra immagine ma anche la coscienza e l'onore della famiglia che sta alle spalle. Per questo, quando un componente del clan riceve un affronto si attiva nell'inconscio familiare il mandato ai suoi discendenti di riparare questa aggressione. Le offese contro un clan possono generare segreti familiari e provocare traumi emozionali destabilizzanti che devono essere sanati perché il loro impatto non si prolunghi su componenti delle generazioni future, influenzando probabilmente il comportamento di alcuni discendenti, per esempio con la comparsa di casi di disadattamento sociale, delinquenza, ecc.


Indubbiamente, il nostro equilibrio emotivo richiede un'armoniosa e ragionevole suddivisione di poteri e territorio tra i due lignaggi che in noi si integrano. Questo processo risulta però particolarmente difficile se nei figli confluiscono memorie transgenerazionali di traumi, segreti e lutti pendenti, i quali, più che propiziare l'equilibro e la sana evoluzione dei nuovi componenti del clan, li mantiene imprigionati in un continuo e ciclico ritorno di storie passate, sottraendo - incomprensibilmente - gran parte della loro capacità di azione per poter essere veramente loro stessi.


E' importante che la suddivisione dei ruoli e del potere fra il padre e la madre sia equilibrata, senza ingerenze né assenze, senza proiettare sui figli le possibili relazioni tossiche o disfunzionali che i genitori abbiano potuto intrattenere durante la loro infanzia e giovinezza con i propri genitori o con chiunque abbia esercitato dette funzioni.



E tutto ciò, l'unione e l'incontro dei lignaggi, memorie e sensibilità, inizia nell'utero a partire dal concepimento.



La fecondazione rappresenta l'apice della prima fase di un progetto genitoriale che si materializza con il sorgere di una nuova agglutinante vita.




(Breve estratto del capitolo 9 del libro Decodifica Bio-Transgenerazionale, autore Jesùs Casla)






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