L'importanza della relazione madre-bambino

Aggiornamento: 20 nov




Dott.ssa Chiara Gagliano

Psicologa Clinica

Psicoterapeuta (in formazione)

Esperta in Decodifica Biologica Riparatrice (DBR)®

ed Ipnosi Regressiva Riparatrice (IRR)®







«Il bambino è una sorgente d'amore; quando lo si tocca, si tocca l'amore».

Maria Montessori




Tutte le esperienze che vengono fatte a partire dalla vita uterina, possono diventare un bagaglio che il futuro bimbo porterà con sè alla nascita.


Il rapporto speciale che esiste tra la mamma e il bambino durante la gravidanza, può essere molto diverso sia per l’aspetto biologico sia per quello psicologico.


Le varianti della situazione biologica comprendono l’età della madre, il suo stato di salute, la qualità e quantità del cibo a disposizione e le sostanze contenute nell’aria che respira, le quali determinano un ambiente più o meno positivo per lo sviluppo psico-fisico del nascituro.


Affinchè la vita psichica del bambino possa svilupparsi al meglio all'interno dell'utero materno, deve esserci un rapporto di accettazione verso il nascituro, una fiducia di base materna nei riguardi della gravidanza che, passando al bambino, diviene condizione e spinta del suo sviluppo in modo tale che tutte le esperienze sensoriali e il loro contenuto emotivo possono essere elaborate e trasformate in contenuti mentali conservati nella sua memoria.


Si determina così un apprendimento e la mente del bambino comincia a pensare.


Quando la madre però assume un atteggiamento di scarsa fiducia verso la gravidanza, oppure la ignora, o peggio ancora, decide di abortire, crea un forte distacco emotivo verso di essa e il rapporto tra lei e il bambino cambia radicalmente.


Poichè non vi è amore e disponibilità verso di lui, non vi può essere elaborazione positiva delle esperienze del bambino che non potendo comprenderle in maniera razionale, non può integrarle nella psiche come memorie di esperienza positive.

Tutto lo sviluppo viene molto disturbato.

Queste esperienze possono arrivare a produrre vere e proprie patologie.

La relazione madre-figlio è, fin dal primo momento, una componente importantissima dello sviluppo del nuovo essere.


La possibilità di apprendere le emozioni e i diversi comportamenti presenti nel feto durante la gestazione, può spiegare molte cose che si manifestano più tardi, dopo la nascita.


Il grande sviluppo del sistema nervoso durante la gravidanza spiega quali siano l’attività e l’interazione del feto nei primi nove mesi di vita e come la sua mente sia capace di registrare e conservare esperienze, che possono influenzare la sua vita futura.


Sottolineare queste conoscenze, è di fondamentale importanza per aiutare i futuri genitori a offrire ai loro bambini un miglior ambiente di sviluppo già a partire dal momento della gestazione.


Le ricerche sulle prime relazioni genitori-bambini hanno mostrato che i neonati dispongono di diverse competenze percettive, motorie, comportamentali e di una capacità di attivarsi verso le figure di accudimento contribuendo in questo modo allo stabilirsi di interazioni.


Del resto anche gli studi sullo sviluppo fetale hanno mostrato un feto attivo, sensibile, in grado di apprendere e di interagire con gli stimoli provenienti dal corpo materno e dall’ambiente a partire dal secondo trimestre di gravidanza.


Il legame di attaccamento tra i genitori e il figlio non inizia solo dopo il parto, ma comincia molto prima e si instaura durante tutti i nove mesi della gravidanza.


Studi recenti si sono focalizzati su quanto la qualità dell’investimento affettivo prenatale, influisca sui processi della gravidanza, del parto, sulla successiva relazione di attaccamento genitori-bambino e sullo sviluppo psichico infantile.


Gli stati emozionali e psichici vissuti dalla madre durante la gravidanza restano custoditi nella memoria del bambino e possono influire sul suo vissuto futuro.


Ogni tipo di esperienza emotiva vissuta dalla madre viene trasmessa al feto; quindi se la madre si trova in uno stato emotivo piacevole e positivo il feto ne trae benefici, se invece vive in uno stato emotivo negativo, di violenza e ansiogeno il feto risponderà con agitazione, tachicardia e probabilmente con un senso di frustrazione psichica.


In questi ultimi anni si è visto come la presenza e il coinvolgimento del padre è di estrema importanza per lo sviluppo del bambino.


L'attenzione viene sempre più spostata, dal rapporto madre- bambino, alla triade madre-padre-bambino; il futuro padre contribuendo a mantenere un'atmosfera di sostegno, soprattutto emotivo, protezione, serenità e comunicando con il bambino attraverso la propria voce e il contatto, crea le basi per il primo legame, fondamentale per lo sviluppo relazionale futuro del bambino.





Numerosi studi hanno cercato di chiarire quale impatto possono avere sullo sviluppo del legame di attaccamento prenatale aspetti quali: fattori legati alla psicopatologia dei genitori, come sintomi depressivi, forte stress, disturbi della personalità, dipendenze patologiche; fattori legati al contesto psicosociale e affettivo, come basso sostegno sociale, isolamento, violenza familiare, abusi; fattori legati a precedenti aborti o morte perinatale.


Alcune ricerche cliniche hanno evidenziato che madri con problemi o difficoltà emotive,

episodi di stress durante la gravidanza, assenza di supporto emotivo-affettivo nell’ambiente familiare o la presenza di violenza domestica, possono influenzare negativamente la memoria cellulare del bambino.


Nella maggior parte dei casi molte di queste donne affermavano di provare insofferenza e rabbia nei confronti del proprio nascituro, arrivando persino ad odiarlo.


Inoltre, il lutto per la perdita di un bambino atteso necessita di un'adeguata elaborazione mentale e se non risolto, rischia di complicare la relazione tra i genitori e il bambino in arrivo il quale può essere inconsciamente considerato da questi ultimi come colui che deve occupare il posto del fratello mancante, un piccolo sostituto con il grande e imponente compito di lenire il dolore struggente generato dalla perdita.


Nella mia pratica clinica posso dire che

spesso sono i pazienti stessi che trovano un collegamento tra la loro esperienza di nascita e i loro problemi fisici ed emotivi, proprio perchè i ricordi della vita uterina, del parto o dei primi anni di vita presenti nell’inconscio, emergono in associazione a qualche evento che li innesca successivamente durante la loro vita.


L’insieme delle esperienze che hanno preceduto e accompagnato la nostra nascita, si sono ancorate nella nostra psiche, producendo un imprinting e sono diventate un insieme di memorie e vissuti che emergono dall’inconscio.


Intorno a queste memorie, si sono poi raggruppate tante successive esperienze accomunate dalla stessa qualità emotiva.


Ognuna di queste memorie ha un tema di base, come ad esempio l’abbandono, la vergogna, il senso di colpa, la violenza, il trauma. Questi sistemi costituiscono un punto di riferimento purtroppo sempre presente, che si ripropone nelle nostre risposte alla vita.




Per qualsiasi dubbio o chiarimento contattami e sarò lieta di darti una mano


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