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La Biologia delle Emozioni

Aggiornamento: 27 ago



Dott.ssa Chiara Gagliano

Psicologa Clinica

Psicoterapeuta ad indirizzo Psicoanalitico (in formazione)

Esperta in Decodifica Biologica Riparatrice (DBR)®

ed Ipnosi Regressiva Riparatrice (IRR)®





Per sciogliere i sintomi è indispensabile risalire alla loro origine, rinnovare il conflitto dal quale sono scaturiti e, con l’aiuto di forze che al tempo non erano disponibili, indirizzarlo verso una diversa soluzione.

(S. Freud)






Come sappiamo la malattia è la manifestazione fisiopatologica di una o più alterazioni a livello organico: i suoi sintomi sono segnali di sofferenza che devono essere presi in seria considerazione per evitare che la malattia progredisca in profondità cronicizzando e alterando, per contiguità fisica, gli altri organi di sostegno. In biologia, infatti, si va a ricercare direttamente i risentiti più profondi. Perchè sono quelli che, in un modo o in un altro, ci permettono di avanzare.

Ciò che è interessante è la differenza che c’è tra le nostre memorie biologiche ed i nostri pensieri.


Pertanto possiamo affermare che la malattia è un segnale d'allarme per avvertirci che la vita che stiamo conducendo non è compatibile con le emozioni che ci troviamo a vivere. Compito del terapeuta è riportare lo stato di benessere attraverso un percorso guidato che permette di scoprire l'origine del problema (conflitto programmante) generato da un forte impatto emotivo vissuto come inaspettato, più o meno drammatico e senza soluzione.


Risalire alla causa psicoemozionale primaria e scatenante del nostro originale malessere è compito arduo, se non impossibile quando affidato alla memoria umana.


Il conflitto scatenante è il conflitto che scatena la malattia, la reazione biologica di sopravvivenza. È quello che avvia il programma creato dal conflitto programmante e lo mette in moto, lo apre.


È molto importante risolvere il conflitto scatenante, poiché è quello che ci porterà al conflitto programmante. È un conflitto che non ha età, che può avvenire o meno.


Concepimento Conflitto programmante (1) Conflitto scatenante (2) -----------------------/-------------------------------------/---------------------------------------------------------->



1. Primo incontro con il problema ->conflitto ->ricerca di una risposta all’interno della cellula ->la risposta viene memorizzata.


Il conflitto programmante non produce la malattia, è l'impronta, l'impatto emotivo. E' sempre la prima volta che programma, per tutti gli avvenimenti della vita.


2. Secondo incontro con il problema -> scatta la risposta automatica ->inizio della malattia o di un comportamento particolare.

Il conflitto scatenante può essere sostenuto da più conflitti programmanti.



La prima cosa da considerare è che non è la situazione che si vive che è importante, ma il modo in cui si risente la situazione. Non è il caso di cercare al di fuori di noi una soluzione.


Qualsiasi sia l’avvenimento la sola cosa che ci interessa è il modo in cui lo viviamo, quindi siamo obbligati a ricercare le radici interiormente, nelle nostre memorie biologiche.


Quindi, ci possono essere molte possibili reazioni, di fronte a molti possibili risentiti. Bisogna rendersi conto che non è importante l’avvenimento in sè e per sè, perchè nella vita possiamo vivere degli avvenimenti molto forti, molto difficili, senza avere problemi e poi vivere una piccola cosa, apparentemente insignificante, che farà esplodere il conflitto.

Il risentito è l’espressione della memoria.


Esso è rimasto chiuso nella memoria all’interno della cellula. Proprio questa memoria è l’aspetto che ci interessa, perchè attraversa le generazioni e noi la esprimiamo in tutto ciò che viviamo. Non è l’avvenimento in quanto tale che è importante, ma ciò che noi proviamo in riferimento ad esso: ed è questo che noi chiamiamo il nostro risentito.

Ciascuno di noi vive l’avvenimento in maniera diversa, perchè la memoria di ognuno di noi è diversa. Tutto l’approccio parte da questo punto:


qual è la memoria che si mette in moto quando succede qualcosa?


Fino a quando non si disfa questa memoria, non possiamo risolvere il problema e le sue conseguenze in termini di comportamento e di malattia. Ma per arrivare al risentito bisogna passare attraverso le circostanze, i sentimenti, le emozioni.


Ad esempio, se proviamo della collera, bisogna poterla attraversare; diversamente, non si può accedere al risentito. Questo è un passaggio obbligato. Perchè fino a quando avvertiamo della collera non avremo possibilità di accedere al risentito: per raggiungerlo dobbiamo dunque attraversare la collera fino in fondo. E solo dopo scopriremo ciò che c’è dietro ad essa. In questo modo potremo disfare la memoria e il programma che avevamo ereditato. Perciò, attraverso l'ipnosi, chiederemo alla persona di concentrarsi su questa emozione che per la prima volta è uscita alla luce della coscienza e soprattutto sulla sensazione corporea.

Questa sensazione corporea attiva il ricordo della situazione o della situazione conflittuale che ha a che fare con quella del conflitto scatenante.


Per quanto riguarda la nascita, ad esempio, non sempre essa è vista come un dono e completamento della famiglia, ma come una proprietà su cui proiettare le proprie frustrazioni, aspettative e paure. Il bambino durante la gestazione memorizza le emozioni materne e le fa sue, per poi trasformarle in deficit o eccessi psicofisici e nasconderle, inconsciamente, attraverso comportamenti estranei al proprio essere.


Molti sintomi e limitazioni fisiche o psichiche che si manifestano nell'età adulta devono essere considerati a partire dagli avvenimenti che ebbero luogo durante la vita uterina, avvenimenti familiari che hanno destabilizzato i genitori, complicazioni relative alla gravidanza e al parto, o all'ambiente familiare esistente durante la gestazione.


Dal momento del concepimento e per tutta la durata della gestazione, riceviamo una serie di memorie genetiche ed ereditarie dai nostri genitori che le hanno ricevute dalla loro linea famigliare.


Madre e figlio mantengono una connessione cellulare attraverso il cordone ombelicale e una connessone emotiva, poichè l'inconscio di entrambi è una cosa sola.

Tra le memorie genetiche, che si applicano in maniera automatica (la nostra taglia, le nostre misure, il colore degli occhi, ecc.), ci saranno anche tutte le risposte comportamentali. Ereditiamo tutto.

Quando durante la nostra vita abbiamo un conflitto, dobbiamo dare una risposta. Il nostro cervello va a cercare al proprio interno e trova la risposta che i nostri antenati avevano dato prima di noi. Per poterla rendere disponibile nel minor tempo possibile (normalmente, ad un conflitto il nostro cervello biologico cerca di rispondere nella maniera più rapida possibile), essa è stata “conservata” nel mesencefalo, che è il punto in cui mettiamo tutte

le risposte automatiche, ciò che ci permette di rispondere molto rapidamente, senza bisogno di riflettere.


Tutte le risposte automatiche sono nel mesencefalo.

In effetti, abbiamo delle memorie che sono collegate ad un risentito.


Ma cos’è questa memoria piuttosto che un’altra? E' una sequenza emozionale non conclusa nella nostra linea famigliare. Questa sequenza non conclusa è messa in memoria automaticamente e al momento in cui, nel corso della nostra vita, si ha un conflitto dello stesso tipo a cui è collegato il medesimo risentito, la memoria si “riattiva”. Quando, più tardi nella vita, abbiamo nuovamente un conflitto dello stesso tipo, scatterà l’applicazione del programma collegato alla memoria e lì il cervello lo applica sul tessuto o nel comportamento. Da quel momento usiamo lo stesso copione: diamo sempre la stessa risposta.



Un’anima triste può ucciderti più in fretta di un germe.


(J. Steinbeck)




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